sabato, 29 settembre 2007

.....ma come parli? Le parole sono importanti

http://ec.eurecom.fr/~giorcell/Images/NanniMoretti/paroleimportanti.jpg

Il potere vorrebbe obbligarmi a dare più importanza alle parole che alla vita reale. Tanto è vero che si è inventato termini eufemistici del tutto irreali, che in altri tempi avrebbero fatto inorridire chiunque per definire fatti, persone e situazioni.

I ciechi sono sempre stati coloro che non ci vedono. Poi si è deciso di chiamarli non vedenti o ipovedenti. Ma i ciechi hanno continuato a non vederci esattamente come prima. Gli handicappati sono diventati portatori di handicap; quasi che l’handicap sia portatile, come una valigia e come una valigia si possa lasciare dove e quando si vuole. I sordi si sono trasformati in deboli d’udito o audiolesi mentre gli spazzini sono stati promossi in operatori ecologici e gli infermieri in paramedici.

Presto i sagrestani diventeranno “parapreti”?

 In politica si usano frasi a dir poco ridicole tipo: il nuovo che avanza, sempre tesi con un occhio di riguardo verso il sociale, amici…..avevamo le mani legate, l’approccio programmatico, una congrua flessibilità delle strutture o la nuova concertazione.

La guerra e diventata “umanitaria, operazione di pace o preventiva” e messa in pratica con l’invio di migliaia di soldati in paesi stranieri, armati fino ai denti per esportare la democrazia.

Come non irritarsi ascoltando le frasi coniate dalla fantasia dei mezzi d’informazione tipo; le salme sono felicemente atterrare, oggi non si vola oppure termini inglesi per descrivere oggetti o situazioni: kitsch, trasc, trendy e keap.

L’eufemismo nuoce alla nostra bella lingua e alla vita pratica perché le toglie vigore e precisione

A forza di non chiamare le cose con il loro nome, finiremo per non riconoscerle più.

Ritorno al titolo e cito nuovamente Moretti.

Chi parla male pensa male e vive male, bisogna usare le parole giuste, le parole sono importanti.

Scritto da lamaratonetaGio | 14:51 | commenti (24)
--- considerazioni ---

 

lunedì, 24 settembre 2007

Vecchi diavoli

  

Simon Wiesenthal

In questi giorni ho letto una notizia a dir poco sconcertante.

Il fatto è accaduto in America e precisamente a Mesa, in Arizona.

Il signor Nathan Gasch, si reca a dare il benvenuto nel complesso residenziale per anziani al sig. Martin Hartmann.

Rendere visita ai nuovi arrivati è un obbligo di buon vicinato, ma quando lo sguardo di Nathan si posa su di una foto, esposta in sala che ritrae Martin in divisa da SS, ha sentito il numero tatuato sul suo braccio, bruciare come 60 anni fa.

L’ebreo polacco, sopravvissuto ad Auschwitz, rimane impietrito di fronte all’immagine di un suo ex carceriere, libero e vegeto, nonostante il mandato di cattura per crimini di guerra emesso dalla Germania. Il nazista nel 1955, chiese di entrare in America e nel 1961 quando ottenne la cittadinanza, dichiarò di non aver nulla da fare con il regime nazista.

Gasch esce dalla casa del vicino e si reca all’OASI, l’ufficio per le indagini speciali, creato nel 1979 per perseguire i criminali di guerra.

Il fatto più sconcertante è accaduto la settimana scorsa, quando le autorità americane hanno espulso Hartmann. L’uomo, con molta indifferenza ha dichiarato di essersi arruolato nelle SS come volontario e di non aver mai chiesto di essere sollevato dal suo incarico.

Questo “uomo” che ha raggiunto l’età di 88 anni e non prova nessun rimorso o pentimento per il suo comportamento, avvalora il pensiero di Simon Wiesenthal che asseriva che la colpa deve essere condannata sempre, altrimenti si legittima.

Chi pensa che un terzo Reich non sia più ripetibile, si sbaglia. L’odio può essere inculcato ovunque e l’idealismo può dappertutto trasformarsi in sadismo. L’odio unito al sadismo ed aiutato dalla tecnologia moderna, potrebbe scatenare l’inferno.

Per questo motivo ognuno di noi deve fare memoria e diventare un sismografo per fiutare il pericolo, riconoscerne e rilevarne i contorni.

Scritto da lamaratonetaGio | 20:50 | commenti (19)
--- storia ---

 

martedì, 18 settembre 2007

Dedicato agli smemorati

       Le poste italiane, ogni anno emettono in media circa 80 nuovi francobolli.

Tra essi, ve ne sono alcuni molto belli a livello grafico ed altri interessanti per il contenuto.

         Questo pomeriggio ero intenta a sistemare i nuovi acquisti nell’apposito album e la mia attenzione si è focalizzata su di un francobollo, emesso il 14 aprile 2007, dedicato al 50° anniversario della morte di Tomasi di Lampedusa.

Nel 1958 di questo scrittore, ironico interprete dei mutamenti storico-sociali e delle prassi trasformistiche della politica di quei tempi, uscì postumo il libro: il gattopardo.

Il personaggio principale del romanzo, don Fabrizio, principe di Salina, pronuncia una frase”lungimirante”: Cambiare tutto per non cambiare nulla.

Queste parole, sono di grande attualità ed esprimono anche il mio disincanto nei confronti di chi promette e poi disattende.  

Scritto da lamaratonetaGio | 21:55 | commenti (19)
--- considerazioni ---

 

giovedì, 13 settembre 2007

Senza famiglia

Immagine di L' alfabeto delle relazioni

La mia fanciullezza non fu né libera né gagliarda.

 Lo scrittore Vittorino Andreoli, nel suo libro: "l’alfabeto delle relazioni", asserisce: per nascere occorrono i genitori, per crescere sono indispensabili un padre ed una madre.
Leggendo questo testo, tanti dubbi si sono trasformati in certezze ed ho avuto la conferma che i "miei" non hanno nemmeno tentato di diventarlo.
Quello che per molti esseri umani è stato il nido e lo spazio delle certezze, per me era luogo di violenze psicologiche ed un inferno di solitudine.
Consiglio a chi desidera un figlio, un'attenta lettura di quest’utile libro.

Scritto da lamaratonetaGio | 12:15 | commenti (23)
--- consigli ---

 

sabato, 08 settembre 2007

UN PASSATEMPO ECONOMICO

Attendo con ansia il venerdì per acquistare:

”LA SETTIMANA ENIGMISTICA”.

La mia cara e vecchia rivista di parole crociate, rebus, enigmi e sciarade, mi accompagna da  sempre.

Nonostante i suoi 70 anni, riesce ad entusiasmarmi, non solo per i giochi ma per le sue rubriche, grazie alle quali, ogni settimana apprendo sempre nuovi argomenti.

Il pregio di questa rivista è quello dell’assoluta atemporalità.

La veste tipografica è sempre la stessa. La testata assume di settimana in settimana tre colori: blu-verde-rosso e questi si alternano sempre nell’ordine indicato.

Sulla copertina compare uno schema di parole crociate con la foto di un personaggio, che  solitamente appartiene al mondo dello spettacolo, dello sport della musica o del teatro.

Sui numeri pari è sempre maschile mentre sui dispari è femminile

Il numero fotografato, osservate bene, è dedicato ad una maratoneta…..

Scritto da lamaratonetaGio | 19:51 | commenti (20)
--- giochi enigmistici ---

 

sabato, 01 settembre 2007

IL MIO DOLCE AMICO

Sacher Torte

Gli anni passano inesorabili, lasciando segni indelebili.

La salute inizia a farsi desiderare, la vita è sempre più onerosa e la pensione è un miraggio. Mi sento abbandonata da tutto e da tutti; istituzioni, religione, partito, amici e da alcuni familiari. Abiuro i miei ideali e le aspettative per un futuro migliore.Tutto è vano ed aveva ragione Voltaire, quando asseriva che noi lasceremo questo mondo, stupido e cattivo così come l’abbiamo trovato.

Se non bastasse ciò, in questi giorni ho perso un altro punto di riferimento. Mi stavo recando da Sandro, come sono solita fare quando desidero lenire i miei dolori e le amarezze (sono una Morettiana convinta) ed ho trovato la serranda del mio amato pasticciere, definitivamente chiusa, dopo 70 anni d’onorata attività.

Dico addio ai cannoli bruciati (sua specialità), riempiti con una crema pasticcera divina, saluto i mitici tartufi, le variopinte torte alla frutta e i raffinati petits choux, ma soprattutto la SACHER,che è stata per me come carezze di una mamma affettuosa alla sua bambina. Ho frequentato la bottega del poeta pasticciere, (un Ragueneau/Cirano) sin dai primi anni della mia vita perchè i suoi dolci avevano il potere di rallegrarmi.Credo che le più famose tragedie, furono scritte dai Greci e da ShaKespeare perché nessuno di questi uomini poteva assaporare il cioccolato, (apparso sulle nostre tavole solo nel 1500) e in particolare il ripieno dei tartufi di Sandro.

Noto che quest’angolo di Genova, ora è più tetro, e il ricordo del profumo che si sprigionava da questa pasticceria, è diventato come il sapore della Madeline di Proust.

Sono convinta che la mia esistenza senza  il mio amico , sarà più amara.

Piano, piano tutto finisce e anche quei momenti andranno perduti per sempre nel tempo, come lacrime nella pioggia. (Blade Runner).

Scritto da lamaratonetaGio | 18:43 | commenti (29)
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