giovedì, 25 gennaio 2007

L'asino e il contadino

Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava cosa fare.  Il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio,  non serviva più a nulla e il pozzo era secco per cui in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale così chiamò i vicini perchè lo aiutassero a seppellirlo vivo. Ogniuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra sopra il povero animale, che non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente. Con grande sorpresa di tutti , dopo un certo numero di palate di terra, l'asino si calmò. Il contadino guardò in fondo al pozzo e rimase sorpreso. Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, se ne liberava,scrollandosela dalla groppa e facendola cadere ci saliva sopra. In questo modo, l'asino riuscì ad arrivare all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscrine trottando.

Nella nostra vita ci butteranno  addosso molta terra, soprattutto nei momenti di difficoltà. Il segreto è quello di  scuotersela di dosso e salirci sopra, poichè essa può essere la soluzione e non il problema.

Scritto da lamaratonetaGio | 19:31 | commenti (28)
--- fiabe ---

 

mercoledì, 13 dicembre 2006

Giù le maschere.

Il fuoco, l’acqua e l’onore.

 

Il fuoco, l’acqua e l’onore decisero di diventare amici. Il fuoco non può stare in un luogo e l’acqua si muove sempre. Queste caratteristiche dei due compagni, indussero l’onore a  organizzare un viaggio con loro. Prima di intraprendere il cammino, decisero di scegliere un segnale  per ritrovarsi in caso di smarrimento.  Il fuoco spiegò che l’avrebbero potuto certamente ritrovare dove si sarebbe visto del fumo. L’acqua la potevano cercare dove crescono rigogliosi i  salici, cannucce, ed erba alta.  A questo punto l’onore con tono deciso rivolgendosi al fuoco e all’acqua disse: “ Spalancate bene gli occhi, guardatemi a lungo ed attentamente perché se il destino mi guida fuori dal giusto cammino e mi perdo, voi non mi ritroverete mai più.”

 

 

Il mio post si rivolge in modo particolare a chi ricopre incarichi al vertice della pubblica amministrazione. La fedeltà, la lealtà, il rispetto della parola data, della verità, della vita e della dignità altrui, sono requisiti essenziali che questi “signori” dovrebbero possedere. Purtroppo ogni giorno essi perdono l’onore, senza vergognarsene!

 

 

 

 

 

Scritto da lamaratonetaGio | 12:27 | commenti (23)
--- fiabe ---

 

giovedì, 30 novembre 2006

La bambina e l'uccellino incantato

 

La bambina e l’uccellino incantato.

 

Sabato scorso ho ascoltato su Radio tre un’intervista allo scrittore Rubem Alves.

Durante questa piacevole chiacchierata, ha raccontato una favola scritta per sua figlia Rachele, la quale, tutte le volte che lui parte si rattrista e lo prega di non lasciarla sola.

La bimba ha soli quattro anni, così tramite questa storia ha cercato di farle capire un concetto che per lei sarebbe stato difficile da comprendere.

 

Tra una bambina e un uccellino incantato, che possedeva penne variopinte dai colori dei luoghi che visitava, era nata una splendida amicizia. Purtroppo l’uccellino ogni tanto doveva partire per nuovi lidi. La piccola lo pregava di non lasciarla sola, ma lui doveva farlo, poiché, la sua bellezza dipendeva dai viaggi che lui intraprendeva e dalla nostalgia che lei provava durante la sua assenza. La bimba decise che quando sarebbe tornato lo avrebbe chiuso in una gabbia. Dopo qualche tempo l’amico tornò e mentre dormiva la piccola lo catturò. All’improvviso fu svegliata da un urlo terribile di disperazione. Il prigioniero le fece notare di aver commesso un gravissimo errore. Chiuso in gabbia si sarebbe rattristato, le sue piume avrebbero perso i colori e lei avrebbe smesso di amarlo. La bimba capì di essersi comportata da stupida, così, aprì la porta della gabbia e lo lasciò libero. Mentre esso si allontanava, l' avvertì che questa volta la sua assenza si sarebbe protratta più a lungo per riacquistare i  colori e la rassicurò che sarebbe tornato, bello e interessante come prima.

La piccina da quel giorno cominciò a vivere il suo mondo incantato nell’attesa. Indossava vestiti sgargianti, deponeva fiori colorati nei vasi. Aveva compreso che anche la nostalgia era necessaria per rendere più forte la loro amicizia.

 

Morale: quando si ama veramente una persona è indispensabile non tarparle le ali. Questa poesia è densa di significati. Gli psicologi asseriscono che può essere d’aiuto anche all’interno delle coppie che spesso scoppiano proprio per mancanza di libertà. Qualche teologo leggendo la favola ne ha visto una metafora di Dio chiuso nelle chiese.

 

 

Scritto da lamaratonetaGio | 11:37 | commenti (20)
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