giovedì, 10 maggio 2007
Greta Lovisa Gustafsson era il vero nome di Greta Garbo. Nacque il 19 settembre 1905 a Stoccolma. Interpretò 26 film di cui 12 muti e terminò la sua carriera a 36 anni, ancora bellissima. Difese con caparbietà la sua vita privata fino alla fine, avvenuta il 15 aprile 1990.La sua gelida bellezza, lo sguardo magnetico, la classe innata ma soprattutto l’enorme talento le valsero l’appellativo di “Divina”, dovuto alla sua carnagione bianca, remota, immortale come una statua di marmo di Pallade-Atena. In lei c’era il misterioso fascino che porta l’uomo al colmo del desiderio esasperandone la tensione e l’attesa.Sfuggevole a chi tentava di baciarla o sfiorarla, rispondeva con uno sguardo che rivelava il suo scarso entusiasmo per il sesso maschile. Ella desiderava solo essere desiderata. In effetti, (il mistero Garbo) fu legato anche a questo suo atteggiamento. Non si sposò mai e visse 45 anni insieme alla baronessa Olga De Rothschild. Mi piace ricordare questa figura femminile per il suo talento ma soprattutto perché detestava ogni forma di pubblicità, le interviste e odiava svisceratamente la vita mondana. Comportamento tipico del segno zodiacale della Vergine al quale anch’io mi onoro d’appartenere…..

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lamaratonetaGio
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domenica, 01 aprile 2007
Sabato pomeriggio, mio marito mi ha trascinato al cinema per visionare il film d’Ermanno Olmi intitolato: Centochiodi. Il regista in questa sua ultima opera (non girerà più film), ha trattato molte tematiche che gli esseri umani devono combattere durante la loro vita. La miseria vissuta con dignità, il precariato dei giovani, lo sfruttamento dei fiumi (in questo caso il Po).L’arroganza del potere che con le ruspe e documenti burocratici incomprensibili, sfratta e abbatte centri d’aggregazione, (Centri sociali) nei quali il popolo si ritrova per trascorrere qualche ora di serenità o godersi la meritata pensione. A mio avviso il punto mirabile del film è quello dedicato alla prepotenza del clero che spesso con la sua ottusità considera il dogma più importante dell’uomo.In questi mesi avrete capito tramite i post che la visione della mia vita è laica perciò le religioni non devono imporre le loro idee. La vicenda riguarda un giovane ed affermato professore di filosofia e storia delle religioni (Raz Degan), che insegna all’università di Bologna. Egli frequenta per le sue ricerche, un’antica biblioteca, zeppa di manoscritti teologici, che il custode trova sparsi per terra, sulle pareti e sui tavoli trafitti da grossi chiodi. La polizia indaga, il professore sparisce,abbandona tutti i suoi effetti personali nel fiume Po per inscenare un suicidio. Ricomincia una nuova vita sulle rive del fiume, dove scopre un vecchio rudere vicino ad un paese, nel quale intreccia storie d’amicizia e d’amore con gli abitanti del luogo. Barcaioli, contadini, commesse, postini gente umile e semplice, riconoscono in lui, una guida. Il giovane diventa per loro l’uomo Cristo che si può incontrare in qualsiasi giorno della nostra vita. Il Cristo della strada, che aiuta chi è in difficoltà e non quello degli altari e delle cerimonie pompose del Vaticano. Neppure quello imbalsamato nei libri teologici adoperati per comoda formalità, ipocrita convenienza e a volte come pretesto di sopraffazione. Non vi racconto il finale di questa grande perché semplice opera. Se qualcuno di voi lo andrà a visionare è giusto che abbia un po’ di suspance…. 
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lamaratonetaGio
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