venerdì, 22 febbraio 2008
Lo sceneggiato trasmesso dalla Rai la scorsa settimana, dedicato al Caravaggio e il ricordo di Giordano Bruno del mio post precedente, mi hanno riportato alla memoria con grande nostalgia, Gian Maria Volonté; a mio avviso l’attore più impegnato e virtuoso del cinema italiano. Le sue scelte artistiche e professionali, furono sempre accompagnate dall’impegno politico e mi aiutarono, non poco, nel mio atteggiamento “rivoluzionario”, nei confronti della società borghese di allora. La sua recitazione era carica di espressioni linguistiche particolari, che sono impresse nella memoria di tutti i suoi estimatori. Ho sempre ammirato la sua personalità poliedrica, la maschera artistica che indossava per interpretare alla perfezione i “grandi” e “reali” personaggi dei suoi film. Trovò la sua vera dimensione nelle parti drammatiche, caratterizzate da un forte impegno sociale,che portò avanti anche nella vita reale. Per il suo atteggiamento fu ritenuto dal potere un uomo scomodo e quindi..... da dimenticare. Della sua vasta filmografia i miei preferiti sono: Banditi a Milano- regia di Carlo Lizzani (1968) Uomini contro- regia di Francesco Rosi (1970) Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto - regia di Elio Petri (1970) Sacco e Vanzetti – regia di Giuliano Montaldo (1971) La classe operaia va in paradiso- regia di Elio Petri (1972) Il caso Mattei- regia di Francesco Rosi (1972) Giordano Bruno- regia di Giuliano Montaldo (1973) Il sospetto- regia di F. Maselli (1975) Todo Modo- regia di Elio Petri (1976) Cristo si è fermato a Eboli- regia di Francesco Rosi (1979) La morte di Mario Ricci-regia di Goretta Claude (1983) Il caso Moro – regia di Giuseppe Ferrara (1986) Un ragazzo di Calabria-regia di Luigi Comencini (1987) L’opera in nero – regia d’Andrè Delvaux (1988) Uscì dalla scena sul set del film: Lo sguardo di Ulisse- Regia di Theodoro Angelopulos il 6/12/1994, a soli 61 anni.
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giovedì, 03 gennaio 2008
Tutte le volte che in televisione trasmettono il film di W. Disney: il maggiolino tutto matto, non posso fare a meno di pensare al mio Volkswagen 1200, color arancione, denominato jeans, per le sue rifiniture interne.Era una macchina spartana, potente, con un rombo inconfondibile. Il sottofondo della ventola di raffreddamento produceva alle mie spalle una sinfonia rassicurante.L’ ho amata per la sua non appariscenza e per la praticità di guida, Il Maggiolino mi ha regalato per anni una sensazione d’euforia, accompagnandomi nella mia indipendenza sessantottina, originale e anticonformista.Spesso la mia mente torna indietro di circa 25 anni. Era una splendida giornata estiva, stavo stirando, quando all’improvviso sentii delle urla disperate di aiuto provenienti dai piani sottostanti al mio. Immediatamente mi catapultai in soccorso e trovai la mia vicina terrorizzata, con un braccio sanguinante. Rientrando a casa aveva sorpreso un ladro che per scappare con la refurtiva, non esitò a ferirla con un coltello.Qui entrò in gioco la maratoneta, che con passo felino rincorse il malvivente costringendolo ad imboccare una strada senza via di scampo, dove i poliziotti, che nel frattempo erano stati avvertiti del fatto, lo arrestarono senza difficoltà.La storia purtroppo non finì perché la vendetta di qualche compare o parente del “topo d’appartamento” non tardò ad arrivare.Trascorsero due settimane dall’accaduto e un triste giorno trovai il mio “adorato” Maggiolino completamente distrutto da una furia incredibile.I sedili erano stati scardinati, le portiere divelte, i vetri dei finestrini rotti con delle martellate, i fili elettrici completamente strappati e a questo punto potete anche immaginare com’era ridotta la carrozzeria.Davanti a quello scempio non resistetti e scoppiai a piangere come una bambina. Con immenso dolore non mi restò altro da fare che chiamare un carro attrezzi per accompagnare il mio “AMICO” dal demolitore.Tutto ciò accadde solo perché mi ero comportata civilmente e a distanza di anni penso che il mio Herbie è stato sacrificato in nome della giustizia.
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lamaratonetaGio
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giovedì, 22 novembre 2007
Tante volte mi sono chiesta cosa abbia spinto una ragazzina a dedicarsi anima e corpo all’atletica leggera. Sono trascorsi quarant’anni e finalmente, credo di aver trovato una risposta. Oltre alla passione per questo meraviglioso sport, ho la certezza che sia stato un modo per fuggire ad una condizione di costrizione per lasciarmi alle spalle le soffocanti regole dettate dalla società di allora, che voleva inibire la mia personalità. E’ stato anche un aiuto per prendere le distanze dai legami familiari che desideravano impormi una falsa identità. Allora andavano di moda le denominate “donne di casa” che si dedicavano solo alla famiglia, non avevano interessi al di fuori di essa, tranne la frequentazione della parrocchia, che spesso le rendeva bigotte e frustrate. Una voce interna mi sussurrava: …..“Cerca una maglia rotta nella rete Che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”….. (Montale) Grazie allo sport ruppi quella rete e vissi la mia vita liberamente senza timore di comportarmi in modo non “adatto” ad una donna. Il mio allenatore, la società, i sacrifici e le trasferte anche all’estero, hanno trasformato il mio carattere e il mio pensiero, facendomi ottenere soddisfazioni irripetibili. Ogni volta che la vita mi propone qualche difficoltà, mi comporto come nel tratto finale degli 800 metri (la mia gara). Imbocco l’ultima curva, coordino i movimenti, alzo la testa, tiro in fuori il petto e con passo sicuro, concentrandomi al massimo, punto lo sguardo verso il traguardo. Vincere è sicuramente esaltante ma la cosa più importante è imparare a lottare e combattere anche quando in un’altra corsia corre un’atleta più forte di te e la vittoria non è certa. L’importate è migliorare le proprie prestazioni. La mia vita è trascorsa velocemente come la manciata di secondi necessari per portare a termine le gare. Ho tanta nostalgia di quei” momenti di gloria” e se non mi osservo nello specchio, mi sento sempre una ragazzina con i capelli al vento, senza trucco e reggiseno, che con la mia canotta color amaranto dell’Amatori Atletica,taglia il traguardo con il cuore in gola. Ho vinto tanto, non ho conosciuto grandi trionfi ma non sono mai diventata una: "come tu mi vuoi".
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domenica, 28 ottobre 2007
(Martha Kolodziej, pittrice naif) Tanti anni or sono, fui assunta dalle Poste Italiane con l’incarico di postina trimestrale.Durante i mesi che svolsi questo lavoro, amato sin dall’infanzia, ho vissuto delle esperienze umane indimenticabili.Ricordo con tenerezza gli innamorati, che mi aspettavano con ansia all’inizio del mio giro, per ricevere al più presto le lettere dei loro amati.Rivedo i vecchietti con problemi di mobilità che mi donavano un “cadeau”, felici di ricevere la pensione e con i quali scambiavo qualche parola per stemperare la loro solitudine. Vividi sono i visi dei furbetti, che affermavano di non essere gli interessanti quando adocchiavano le buste verdi delle multe. Non scorderò mai la gentilezza di due coniugi indiani, custodi di una villa, che per riscaldarmi in una mattina gelida di febbraio, mi offrirono una speziata tazza di the caldo. Percepisco ancora il calore dell’accoglienza che ricevetti da una famiglia rom alla quale consegnai un’assicurata e sento il cigolio della ruota nella quale deponevo la posta per le suore di clausura.Ero felice,svolgevo il mio lavoro con passione e rispetto perché ero cosciente della sacralità della posta.Purtroppo giunse il giorno in cui scadde il contratto e alla tristezza si aggiunse l’avvilimento, per aver imparato tante procedure, che non avrei mai più messo in pratica.Mi convocò il capo servizio e mentre gli consegnai i sacchi di iuta e gli elastici con i quali raccoglievo la posta, mi guardò e affermò che era dispiaciuto di perdere una postina che aveva lavorato con tanto entusiasmo. Proseguì promettendomi che avrebbe redatto una pagellina con ottimi giudizi, con la speranza di potermi rivedere.Nel mio cuore avevo la certezza che era stato vano,lavorare con passione, precisione ed entusiasmo perché nella nostra società è più utile “un calcio nel sedere” o un santo in paradiso. P.S. Dimenticavo per ottenere la ricongiunzione dei contributi maturati ho dovuto attendere sette anni.
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giovedì, 04 ottobre 2007
Il 9 Ottobre 1967, era domenica e nella scuola del villaggio de la Higuera, su preciso ordine del 36° presidente degli Usa, il democratico Lindon Baines Johnson, fu ucciso dai militari anti-guerriglia boliviani, Ernesto Guevara. Avevo 15 anni, nelle piazze italiane si svolgevano imponenti contestazioni contro la guerra del Vietnam. Gli studenti e lavoratori scioperavano a fianco a fianco per migliorare la vita nelle scuole e nelle fabbriche. Era un autunno “caldo” e quando appresi la triste notizia, capii immediatamente che con la morte del Che moriva anche un po’ la speranza di realizzare un mondo più giusto e solidale. Hanno eliminato il suo corpo, non certo il suo pensiero. Giorno dopo giorno, le sue idee e le sue azioni, hanno toccato il cuore di tanti giovani, desiderosi di riscattare i popoli oppressi, i poveri e gli umili, Sono passati 40 anni da quel giorno e quella ragazzina è diventata quasi una vecchietta che continua ad essere spronata dal pensiero di Ernesto e cerca con tenacia l’ispirazione alla lotta, contro le ingiustizie sociali, sempre più attuali in questo mondo globalizzato e disumanizzato. Con i suoi occhietti vispi scruta fra le nuove generazioni, sperando che: …..da qualche parte un giorno, dove non si saprà. dove non l’aspettate Il “Che” ritornerà….. (Guccini)
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sabato, 09 giugno 2007
Addormentarmi la sera, è diventato un vero problema. Durante le ore di veglia nella mia mente i pensieri si susseguono uno dietro l’altro senza tregua. Finalmente, quando il sonno mi avvolge, spesso sogno di correre. Mi rivedo giovane, sulla linea di partenza,concentrata al massimo mentre da lontano mi giunge la voce del mio allenatore che m’incoraggia. Lo sparo dello starter da il via alla gara, Provo una tale leggerezza che ho la sensazione di vivere al di fuori del mio corpo. Giunta sul rettilineo finale, accelero, tiro in fuori il busto, indietreggio la testa come il protagonista del film “Sogni di gloria” e finalmente scalza, come il mitico Abebe Bikila, taglio il filo di lana del traguardo, vincitrice. Mi sveglio e interpretando il sogno penso che corro per fuggire dalla realtà che mi circonda. Il mio corpo non è più leggero ma dolorante e la mia vita attuale non può essere assolutamente paragonata a quella vissuta negli splendidi anni sessanta. Di quei momenti conservo in una vecchia scatola: medaglie, ritagli di giornali e alcune foto, testimoni del periodo più bello della mia vita. 
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domenica, 06 maggio 2007
Guidare ed essere guidati è una necessità umana. Spesso, il nostro maestro è estraneo alla famiglia. In questi giorni rileggendo dei passi della Divina Commedia ho fatto alcune considerazioni. Dante nel suo cammino dialoga continuamente con Virgilio, grazie al quale, riesce a comunicarci le sue sensazioni con estrema immediatezza. Il Sommo è sorretto dal “fido accompagnatore” con sagge parole di letteratura e di poesia, oggi più che mai, unico baluardo di difesa in questo mondo di brutalità e meschinità. Era un uomo semplice, nato in Toscana, amante della lirica, della letteratura e un raffinato enigmista. La luce del suo faro mi ha impedito di naufragare tra i marosi e mi ha trasmesso le giuste coordinate per diventare (spero di esserlo) una buona guida per mia figlia. Oggi i giovani hanno a disposizione tante fonti tecnologiche per la loro formazione, ma spesso non trovano il loro FARO!
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lunedì, 16 aprile 2007
Il 14 e 15 aprile ho partecipato con Missmeletta al congresso “Un giorno speciale, un mondo senza fili”, tenutosi alla stazione Leopolda di Firenze. Questa struttura è un grande e suggestivo spazio, (unico nel suo genere) che ospita eventi e manifestazioni legate alla cultura e alla creatività. Durante la Convention, (prima mondiale) sono stati presentati nuovi apparecchi acustici danesi che, segnano una svolta “epocale” per audiolesi e audioprotesisti. Questa tecnologia (Rise) permette il collegamento ai dispositivi Bluetooth, come telefoni cellulari, lettori MP3, navigatori satellitari ecc, direttamente attraverso le protesi acustiche, senza collegare ulteriori fili. Ospite di quest’evento è stato il maestro Giorgio Albertazzi, che ha intrattenuto il pubblico con aneddoti personali ed ha declamato “La pioggia nel pineto”.Con questa poesia consona all’evento, l’attore è riuscito a trasmettere a tutta la platea, suggestive e magiche emozioni. Al congresso è seguita una stupenda cena di gala, durante la quale sono stati serviti piatti d’alta cucina e pregiati vini toscani. Naturalmente mi ha fatto da cornice a quest’interessante giornata: la bellezza di Firenze, la gioia di essere riuscita a parlare con Albertazzi che mi ha gentilmente vergato una dedica sul mio libro de chevet“Le memorie diAdriano”e naturalmente .....l’allegra compagnia di mia figlia. 
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venerdì, 23 marzo 2007
GUADALAJARA Settanta anni or sono, il 24 marzo 1937 a Guadalajara, le forze repubblicane spagnole aiutate dalle brigate internazionali (Baschi, Catalani, Socialisti, Comunisti, Liberali ed Anarchici) sconfissero i nazionalisti di Francisco Franco (Fascisti Italiani, Carlisti, Monarchici, Conservatori Cattolici), rinviando così l’ingresso a Madrid dei franchisti.

Migliaia di Comunisti, Socialisti ed Anarchici con mezzi di fortuna varcarono i Pirenei o attraversarono l’Atlantico, spinti dal fervore di un ideale: attuare una società più giusta composta d’uomini liberi ed uguali. Imbracciarono il fucile e si misero al fianco delle colonne Anarchiche contro i militari golpisti. Memorabili i resoconti di questi fatti storici nei libri d’Ernest Hemingway (Per chi suona la campana) e George Orwel (Omaggio alla Catalogna).
Questi avvenimenti, accendono ancora oggi, un appassionato interesse e molti studiosi per comprendere meglio i fatti, spulciano i giornali dell’epoca e frequentano polverosi archivi di stato. Attraverso le vecchie foto, i ricercatori osservano gli sguardi di quegli impavidi combattenti che raccontano quella che fu la prima contesa tra le forze di sinistra, poco armate e quelle di destra molto organizzate.
Purtroppo, il Franchismo non molto tempo dopo, vinse sulle forze Repubblicane ma la battaglia di Guadalajara non fu vana perché da quelle esperienze nacque la forza che sette anni dopo riuscì a contrastare e debellare il Fascimo italiano e il Nazismo Tedesco.
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domenica, 21 gennaio 2007
"Sono il numero A5384 di Auschiwtz-Birkenau" << Fà, o Signore E' vicino a Genova, lo sai, Laggiù, laggiù! Fà, o Signore
La scrittrice Liana Millu si presentava con queste parole ai ragazzi dei licei genovesi. Andava a trovare i giovani nei quali vedeva il futuro, come grande testimone narrante del campo di sterminio femminile annesso ad Auschiwtz.
La conobbi circa 15 anni fa al liceo classico Colombo, (allora frequentato da mia figlia ) in occasione di una sua conferenza.
Era una splendida donna, che nonostante l'età avanzata, possedeva grande vitalità e sapeva parlare al cuore della gente degli orrori subiti senza odio.
Tra noi nacque una piacevole amicizia durata fino al gennaio 2005 quando si addormentò per sempre.
Poichè il 27 Gennaio (Celebrazione del giorno della memoria) era una data a lei molto cara, io desidero ricordarla con una sua poesia.
che io non diventi fumo
Fumo di Birkenau, fumo
in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù,
nel mio piccolo cimitero.
è un piccolo cimitero abbandonato,
in cima a una collina verde,
da un muro di mattoni rossi
è circondato.
Due alberi fanno la guardia
al cancello di ferro arrugginito
e i fidanzati, la domenica,
sostano a guardare
le alte erbe odorose
che copron le tombe antiche,
intrecciano le dita tra le sbarre
si gurdano con tenerezza.
sotto il sole,
davanti al mare
tra un verde fluttuare
di alte erbe in fiore,
o Signore, vorrei riposare.
che io non divenga fumo
che si disperde, fumo
in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero
sotto la terra della mia terra,
dove il sole mi scalderà,
il mare mi cullerà,
il vento mi porterà
i profumi delle riviere
e sarà la pace>>
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Io sono

Nome: Angela... dal greco anghelos messaggero
pregio: altruista
difetto: altruista
Orologio e calendario
Contatore
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Frase
Passatempi
Lettura, cinema, uncinetto, enigmistica e atletica.
Colleziono francobolli e raccolgo in quaderni immagini che mi colpiscono come le foto di Oliviero Toscani
C a t e g o r i e
arte
attualitÃ
auguri
commemorazione
considerazioni
consigli
emozioni
fiabe
film
frasi e aforismi
giochi enigmistici
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pensieri
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tra i piccoli sogni che ho nel cassetto vi è quello di riuscire ad ultimare la lettura della "Recherche" di Proust
questa sono io da piccola con il mio Angelo Custode
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